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Chiesa evangelica valdese di Prarostino

Chiesa evangelica valdese di Prarostino
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Il tempio di Roccapiatta
Il testo è tratto dal pregevole volume "I templi delle Valli valdesi", di Renzo Bounous e Massimo Lecchi, Claudiana, Torino 1988. Si ringrazia l'Editrice Claudiana che ha gentilmente concesso l'autorizzazione alla pubblicazione.

Roccapiatta, fino alla fine del XVII secolo, fu l'unica sede della vasta e popolosa Chiesa valdese di Prarostino e Roccapiatta in quanto vi si trovavano, in borgata Rostagni, sia il tempio sia la residenza del pastore.

La costruzione del primo tempio a Roccapiatta va probabilmente fatta risalire alla fine del XVI secolo, e più precisamente agli anni compresi fra 1592 e il 1594, quando tutta l'area era controllata dalle truppe francesi del Lesdiguières, un ugonotto, ovviamente ben disposto verso i valdesi e le loro esigenze. Durante questo periodo pare che i pastori predicassero nella chiesa cattolica di Porte, abbandonata però nel 1595. Il 30 aprile 1612 la comunità acquistò ai Rostagni una casa detta “Il Cellaro”, che fu per più di due secoli la residenza del pastore di Prarostino e Roccapiatta.

Nel 1632 le autorità sabaude si accorsero dell'esistenza del tempio di Roccapiatta, che fu incluso fra quelli considerati esterni ai limiti ammessi. Non essendovi però alcun cattolico fra la popolazione, si finì per tollerare il tempio che quindi non fu demolito. La Relazione scritta dal frate Teodoro di Belvedere nel 1636 ci consente di apprendere che “a Roccapiatta vi sono 80 famiglie eretiche, mentre a Prarustino e San Bartholomeo ve ne sono 50”. Nel 1655 il tempio fu danneggiato dalle truppe del marchese di Pianezza durante le cosiddette “Pasque Piemontesi” e poi distrutto nel 1686. Fu ricostruito intorno al 1700, ma in quel periodo il culto fu celebrato di preferenza a Prarostino.

Nel 1744 il tetto del tempio fu sfondato da una forte nevicata e il locale rimase esposto alle intemperie per diversi anni.  Il ripristino del tempio fu deciso nel 1753, ma venne vietato da un’ordinanza del prefetto indirizzata ai Comuni di Roccapiatta e di Prarostino, al Concistoro e ai capi famiglia. Contro il divieto fu allora presentato ricorso al Senato di Sua Maestà, che espresse parere favorevole, per cui il permesso fu rilasciato dal re nel maggio 1754. Questo intervento richiese comunque quasi due anni di lavoro e l’inaugurazione ebbe luogo il 5 dicembre 1756, durante il ministero del past. Paolo Appia. Alle spese della ricostruzione del tempio concorsero anche le altre parrocchie delle Valli ed il Comitato Vallone, che assegnò la somma di 170 lire per la costruzione del pavimento. Sembra quindi che il tempio, più che essere restaurato per i danni del 1744, sia stato totalmente ricostruito. Il nuovo tempio è raffigurato nelle mappe del catasto di Roccapiatta del 1758, così come risulta la casa del pastore ai Rostagni. Il tempio non risulta però censito, cioè è ritenuto immune da oneri fiscali. Questo tempio rimase per quasi trent'anni l'unico luogo di culto della vasta comunità di Prarostino e Roccapiatta.

Quando il tempio di S. Bartolomeo fu riaperto nel 1783, tutte le attività vi furono subito trasferite, con grande rammarico degli abitanti di Roccapiatta, e iniziò così il declino del tempio di Roccapiatta, destinato sempre più a divenire secondario, tanto più che era situato in un'area poco abitata (Roccapiatta non superò mai i trecento abitanti) e scomoda da raggiungere. Nel 1822 il tempio fu oggetto di un intervento di restauro; la spesa era pari a L. 268,95, di cui i due terzi sarebbero stati pagati da Prarostino.

Anche il Sinodo del 1833 doveva tornare ad occuparsi delle controversie relative al turno di predicazione nei templi di S. Bartolomeo e dei Rostagni; si decise che il pastore dovesse predicare a Prarostino anche le domeniche in cui predicava a Roccapiatta, escluse le domeniche in cui si celebrava la Santa Cena. In questo modo la popolazione di Prarostino non fu più obbligata a recarsi a Roccapiatta per assistere al culto almeno una volta ogni tanto ed il tempio dei Rostagni perse ulteriormente importanza. Per questo motivo fu trascurato, e nel 1851 si trovava in pessime condizioni, tanto che era impossibile continuare a celebrarvi il culto senza grave pericolo per i fedeli; il Concistoro, considerato che i Comuni di Roccapiatta e Prarostino non erano in grado di intervenire nelle spese, decise di affrontare da solo il costo del restauro che ammontava a 2.800 lire. Un nuovo intervento conservativo si rese necessario nel 1921 e le relative spese furono sostenute dalla Tavola. Nel 1959 furono sostituiti il soffitto, le porte ed il vecchio portale, in stucco e mattoni, con una cornice in pietra di Luserna.

A partire dal 1976 il tempio ha subito vari furti: sono stati rubati il tavolo della Santa Cena e molti banchi del '700; il pulpito è stato manomesso e gravemente danneggiato. Un furto recente lo ha privato degli ultimi oggetti asportabili.

Nel tempio sono custodite diverse tombe di personaggi stranieri, per lo più ufficiali protestanti al servizio del duca di Savoia e del re di Sardegna.
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