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Chiesa evangelica valdese di Prarostino

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Una Parola per te
"Non temete, perché io so che cercate Gesù, che è stato crocifisso. Egli non è qui, perché è risuscitato come aveva detto." (Matteo 28,5-6)
L'annunzio pasquale è risuonato più di duemila anni fa in Giudea: "Non temete! Smettete di aver paura!". E' l'annunzio dell'angelo alle donne che vanno tristi al sepolcro per onorare il cadavere di Gesù e non si aspettano una notizia tanto lieta e sconvolgente. E' l'annunzio che risuona anche oggi: non temete chiese cristiane, che per tanti versi vi sentite stanche e limitate in un mondo indifferente e secolarizzato (se non ostile); non temete autentici amanti della pace, che vi trovate a vivere in un mondo violento e guerrafondaio; non temete, voi che vi sentite deboli e indifesi in un mondo che sembra valorizzare solo i ricchi, i belli, i fortunati, quelli che hanno potere e successo.
Smettete di aver paura, perché Gesù Cristo è risorto, ed è risorto anche per voi!

Ma smettere di aver paura di cosa? Della morte? In fondo ci siamo abituati all'idea di dover prima o poi morire, e in tanti abbiamo imparato a non aver paura della morte (del fatto di dover morire). Allora, paura di che? Paradossalmente siamo invitati a non aver paura della risurrezione, paura che sia tutto un'illusione, paura del fatto che la morte abbia la parola definitiva sulla nostra esistenza. Gesù Cristo ci invita a non temere di credere nella sua e nella nostra risurrezione!

Soprattutto in questo tempo pasquale siamo invitati a riflettere su ciò che comporta la risurrezione di Gesù.
Innanzitutto la vittoria sulla morte e sulla nostra condizione di esseri mortali: la morte è stata sconfitta; Cristo risorto è vivo per sempre e vuole associarci al suo destino di risurrezione e di vita eterna: si aprono per noi le porte del regno dei cieli.
Inoltre, la vittoria sul peccato: Gesù si è assunto il nostro peccato e lo ha cancellato; siamo stati riconciliati con Dio: il peccato può indebolirci e farci soffrire ma non può schiavizzarci e ucciderci.
Ancora, la vittoria sul dolore e sulla sofferenza: la risurrezione di Gesù ci porta un messaggio di speranza anche nella tribolazione, facendoci comprendere che le tragedie, le ingiustizie, gli orrori della violenza e delle guerre non sono realtà definitive, ma sono destinate a scomparire perché questa è la volontà di Dio.
Quale deve essere, dunque, il nostro atteggiamento dinanzi all'annunzio della risurrezione di Gesù? Appena ricevuta questa bella notizia le donne corrono a riferirla ai discepoli, e lo fanno con gioia. Credere nella risurrezione di Gesù implica un impegno in prima persona: non possiamo tenere solo per noi questo evangelo; dobbiamo prendere sul serio il compito di annunziarlo a tutti. Per questo motivo la risurrezione di Gesù deve metterci in moto, deve renderci missionari e testimoni: anche senza aver visto, crediamo al Cristo risorto, crediamo alla possibilità di un futuro migliore, crediamo alla vita eterna. Dobbiamo, di conseguenza, dimostrare questa nostra fede con un coerente stile di vita.

Ogni anno a Pasqua riflettiamo su queste cose, ma dovremmo pensarci sempre: Cristo risorto non muore più; i segni di morte che troppo spesso ci circondano sono destinati a finire. E anche in questo siamo chiamati a dare il nostro contributo per rendere evidente la vittoria di Gesù Cristo sul male e sulla morte, attraverso il nostro impegno per il bene e il progresso dell'umanità in tutti i suoi aspetti.
Past. Donato Mazzarella
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