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Chiesa evangelica valdese di Prarostino

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Una Parola per te
Gesù era nato in Betlemme di Giudea, all'epoca del re Erode. Dei magi d'Oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo: «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo» (Matteo 2,1-2)

Il brano della visita dei magi a Gesù generalmente lo si associa alla festa dell’Epifania. Epifania vuol dire manifestazione: Gesù si manifesta al mondo, a tutto il mondo, anche a quello pagano, qui rappresentato dai magi. Chi sono i magi? La tradizione popolare ci parla di re e ne cita anche i nomi: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, oltre a dirci che sono tre (numero forse dedotto dai tre doni: oro, incenso e mirra); in realtà non si tratta di re, ma di sapienti persiani e caldei di cui la Bibbia non dice né il numero né i nomi. Ma questo è di secondaria importanza. La cosa più importante è l’avvenimento in sé stesso: queste persone non appartenenti al popolo ebraico, che quindi non attendevano il messia, decidono comunque di mettersi in marcia per seguire i segni di una stella che annunciava un evento importante.
I magi affrontano le difficoltà di un viaggio senza meta precisa, fuori dalle loro abitudini e tradizioni. Si tratta di uomini capaci di movimento, di ricerca, di avventura per vie incognite, un po’ come Abramo che, chiamato da Dio, accetta di lasciare la sua terra e le sue sicurezze per andare verso l’ignoto, obbedendo alla parola del Signore.
Abbiamo qualcosa da imparare da questi personaggi un po’ misteriosi ma tanto cari alla tradizione natalizia.
Innanzitutto dobbiamo imparare il senso del movimento e cercare Gesù dove davvero è e non dove vorremmo che fosse. E per arrivarci non possiamo pretendere una strada sicura, priva di rischi e ben collaudata: anche noi dobbiamo preventivare le difficoltà del cammino. Essere cristiani significa camminare, progredire, senza sedersi sull’acquisito e senza aspettarsi una strada costellata di rose e fiori.
I magi trovano a Gerusalemme solo delle scarne indicazioni dal re e dai suoi teologi, ma nessuna partecipazione alla ricerca: questi sanno leggere i segni dei tempi, ma freddamente, per dovere professionale, senza interesse e passione. Questo è per noi un monito: non possiamo essere freddi ripetitori dell’evangelo, ma dobbiamo partecipare alla ricerca e all’avventura di percorrere la via che Dio ci traccia dinanzi.
Giunti a Betlemme i magi si prostrano in adorazione dinanzi a Gesù: riconoscono, a differenza di Erode e dei suoi teologi, la presenza di Dio in quel piccolo bambino. Molte volte il Signore ha rifiutato di manifestarsi con potenza e ha lasciato a noi il compito di cogliere con gli occhi della fede i segni, spesso discreti, della sua presenza e dei suoi interventi nella storia e nella nostra vita personale.
I magi offrono a Gesù i loro doni, e forse non si rendono conto che Gesù viene a portare all’umanità un dono più prezioso: il messaggio dell’amore, la salvezza dal peccato, l’annunzio della vita eterna.
Anche noi talvolta offriamo a Dio il nostro tempo e il nostro impegno; consideriamolo come la risposta ai doni che egli ci elargisce e ricordiamoci che nei suoi confronti saremo sempre debitori.
Le festività natalizie e l’arrivo del nuovo anno siano per tutti noi l’occasione per ritrovare il nostro entusiasmo e la nostra disponibilità a lasciarci guidare dalla parola di Dio lì dove il Signore vorrà condurci.
Past. Donato Mazzarella
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