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Chiesa evangelica valdese di Prarostino

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Una Parola per te
La ricorrenza del XVII Febbraio
  
In una fredda serata del febbraio 1848 una piccola folla si accalcava davanti a un palazzo nobiliare di Torino: nella folla c'era un intraprendente pastore valdese (Amedeo Bert) e un reduce della battaglia di Waterioo, il colonnello Charles Beckwith. Dentro il palazzo c'era Roberto d'Azeglio, fratello di Massimo: la folla applaudiva, ma Roberto non si affacciava: si era limitato a far accendere le luci dello scalone.
  Che cosa stava dietro a questa scena di straordinaria dignità?
  Per i valdesi sei secoli e mezzo di persecuzioni, per il Piemonte e per l’Italia quattro secoli di asservimento civile, politico e religioso.
  Ma ora questa «serva Italia» cominciava a respirare. Cavour puntava su un'Italia liberale e religiosamente «neutra», come gli aveva insegnato il pastore Alexandre Vinet.
  A fianco di Cavour stavano i fratelli d'Azeglio, e proprio Roberto era riuscito a convincere Carlo Alberto a firmare (il 17 febbraio) quelle «Patenti Albertine» che riconoscevano ai valdesi i dritti civili: una vittoria dello spirito del Risorgimento.
  La notizia venne festeggiata con fuochi, via via improvvisati al propagarsi dell'annuncio, accesi lungo le valli entro le quali i valdesi erano stati per oltre sei secoli perseguitati.
  C'è dunque dietro a quel fuoco di libertà, da quel giorno acceso ogni anno, un retroterra storico che può scadere a semplice fatto folcloristico ma che, nella sua essenza, rinvia alla libertà del cristiano.
  Una libertà conquistata a fatica ma allo stesso tempo ricevuta come un dono, il più prezioso dopo la vita che abbiamo su questa terra, che sostiene anche la nostra individuale libertà di coscienza e di scelta.
  
  Il fuoco del 17 febbraio è quindi ancor oggi essenziale a tutti, non solo ai valdesi, per due sostanziali motivi:
  - Anzitutto per ricordare un problema, quello della libertà (in questo caso religiosa) di coscienza; per rimarcare il fatto che l’espressione della religione deve essere libera in una società moderna e che il potere civile, lo Stato, non ha alcuna competenza in questo campo e tanto meno ha da privilegiare alcuna religione in particolare. La libertà religiosa non è l’appendice delle libertà civili ma la matrice di tutte le altre libertà sociali.
  - In secondo luogo per ricordare che mentre la tolleranza è una concessione del potere, la libertà è una conquista della coscienza, quindi individuale. Lo Stato può concedere spazi controllati, ma il vivere da uomini liberi, diventare liberi, essere liberi è il risultato di una evoluzione che ha come finalità il riconoscimento della libertà personale altrui, anche a dispetto del proprio interesse.

Mauro Polo - predicatore locale
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